<

Disturbi d'ansia

Via Livorno 63, 00055 Ladispoli
   
Cellulare
338 49 70 924
Telefono
338 49 70 924
Fax
06 830. 82.768
   
 

Ass. Magnolia Onlus

Presidente e Rappresentante legale: Dott.ssa Celeste Santina Cirelli

Clicca per entrare nel sito di Magnolia

 
Sito studio privato Dott.ssa Cirelli
 

Ognuno si abbandona a proprio modo al ritmo del mare al pari di un timoniere che nell'apparente disordine delle cose cerca la cadenza profonda del mareggio."

(I. Autissier)

 

I cosiddetti “disturbi d’ansia” sono una categoria eterogenea e vasta di disturbi psicologici. Tra essi vi sono: il disturbo da attacchi di panico, le fobie, il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo ossessivo-compulsivo ed altri disturbi ancora. Tutti questi disturbi hanno, pur nelle loro differenze, un comune denominatore che è appunto lo stato d’ansia che ne sta alla base. Ora ciò che mi preme sottolineare è che tale ansia, che si manifesta con i sintomi tipici e specifici di ogni singolo disturbo, non è il vero problema da risolvere. L’ansia non è una malattia, ma un sintomo!

 

 
Anzi, provocatoriamente, alcuni psicologi la reputano alla stregua di “un’amica”; poiché segnala all’individuo che “qualcosa” lo sta turbando, spaventando e destabilizzando. L’ansia, secondo un’epistemologia psicoanalitica, è espressione di un conflitto psicologico inconscio che è necessario indagare per poterlo elaborare e risolvere: è una forma di paura, un campanello d’allarme lanciato dall’Io del soggetto che lo avverte di un “pericolo” (concreto o immaginato, interno o esterno).
 
Questo “pericolo” ha molti volti: per esempio il salire alla coscienza di ricordi traumatici e spaventanti che stimoli attuali hanno rievocato, o l’esperienza della solitudine che attiva un’angoscia da separazione mai risolta di infantili origini, o la paura fobica per situazioni temute, o il dolore per dei lutti non elaborati che salendo inaspettatamente alla coscienza (perché sono saltate le normali difese psichiche in quel momento) attiva angosce d’abbandono; o ancora l’ansia da separazione che diventa panico nel momento in cui ci si allontana (anche fisicamente) dalla sicurezza delle relazioni e dei luoghi conosciuti, etc.
 
C’è insomma un problema emotivo “dietro” l’ansia, profondamente relazionale (attuale e passato), che l’ansia sta segnalando e che riguarda conflitti inconsci della psiche individuale. Quando dico “inconsci” intendo dire che se alla persona che ha un problema d’ansia gli si chiede “perché secondo lei ha l’ansia?”, questa non sa rispondere a questa domanda; sa solo che si sente continuamente ansiosa, o che ha improvvisi ed inaspettati attacchi di panico, o che ha pensieri intrusivi ed ossessivi che non può scacciare dalla mente, o che sente il bisogno irrefrenabile di compiere dei rituali (come controllare più e più volte di aver chiuso il gas o la porta) altrimenti sente un’angoscia che peggiora se non compie quei gesti, etc.
 
 
Da quanto detto finora, allora, si comprende bene che il solo utilizzo dei farmaci (il cui uso diviene spesso abuso esagerato) non è risolutivo del “problema” ma solo un modo per attenuare alleviare i sintomi d’ansia manifestazione dei conflitti psichici sotterranei.
 
Un intervento risolutivo deve necessariamente andare oltre la semplice scomparsa dei sintomi e deve affrontare e risolvere i conflitti psicologici che ne sono alla base: altrimenti, nella più favorevole delle ipotesi, un certo disturbo d’ansia verrà sostituito da un altro, essendo questi disturbi, almeno dal punto di vista psicoanalitico, delle strategie (inadeguate) di gestione ed espressione indiretta delle tensioni conflittuali interne e “ segretamente sotterranei”.